Noto Documentaria – L’albero di Giuda infiamma la sala


documentaria

cuffSpente le luci inizia “L’albero di Giuda” di Vito Cardaci che documenta di un parco tematico, rimasto solo sulla carta, pensato e proposto da una società svizzera che doveva sorgere nei pressi di Regalbuto, città del regista, bravo a seguire la vicenda dalla fase di progettazione, alla piantumazione dell’albero, un carrubbo, come fosse la prima pietra dell’intero parco.
Ma il carrubbo resterà da solo e sarà “lui” a narrarci quanto accaduto, una storia vera, iniziata con tanto di autorità politiche, da Cuffaro in giù.
Una storia di tradimenti perpetrati all’intero territorio, in Provincia di Enna, dove se da un lato esisteva la speranza di un parco tematico che potesse dare lavoro, dall’altro una fiorente azienda chiudeva lasciando tutti per strada.
Il documentario si chiude, dunque, con un quesito:

“Vi siete mai chiesti come sarebbe stata la storia di Cristo senza la figura di Giuda?”.

Riaccese le luci logico attendersi una sala assetata di conoscenza e soprattutto di confronto con il regista, ben lieto di sottolineare alcuni aspetti fondamentali.

“La prima proiezione al Bari Film Festival 2014 , dove ha conquistato il premio come miglior Documentario ” Premio Vittorio De Seta”, ma in Sicilia è la prima volta che viene proposto. Anche in grandi città, il mio documentario è stato rifiutato. Non ho mai voluto fare una denuncia, nè mi sono schierato a favore o contro il Parco tematico, ho semplicemente seguito per sette anni tutto l’iter, compresa la piantumazione del carrubo, guarda caso lo stesso albero in cui dopo il tradimento per trenta denari, s’impiccò Giuda”.

Eppure, non fosse stato per Documentaria, i siciliani non lo avrebbero visto, almeno non nella propria terra.9106ac6f-576f-437f-aa40-44a610094705
Sollecitato dalle domande, nutrite anche dall’argomento in qualche modo “ambientalista”, visto che il Parco avrebbe occupato una vasta area ad uso agricolo, sebbene non coltivata, Vito Cardaci ha evidenziato come l’ironia nel “cunto” del carrubo sia stata strategia vincente.
Inoltre sebbene molto amaro c’è anche un barlume di speranza nella capacità vera dell’operaio licenziato che si rituffa nel mondo del lavoro con una piccola attività imprenditoriale.
Come detto, però, il tema ambientale torna prepotentemente con i favorevoli ad un’opera così, e i contrari ad oltranza, nel segno della tutela dei nostri luoghi.
Un po’ a fatica il regista ha cercato di spiegare che gli studi per l’impatto ambientale erano stati fatti in maniera scrupolosa e che questo osteggiare l’opera, di fatto mai realizzata, è stato per mero interesse di qualcuno.
Insomma temperatura alta all’interno del Teatro ma ben gestita da Francesco Valvo e Francesco Di Martino insieme con il regista, che ha riportato poi i termini della discussione sul suo film e su come abbia voluto raccontare la sua Sicilia e i siciliani davanti a fatti così:

“Continuiamo a perdere treni, ci resterà “sulu u pruvulazzu”.

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Pubblicato su barocco, cinema, Cinema Indipendente, cultura, informazione, Parco tematico di Regalbuto, politica, Regione Siciliana, Video

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