Se non ami il tuo paese non ami nessuno

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5 Dicembre 1950 Ancipa: “La tragedia della solidarietà”

Image11Un fatto di cronaca che arriva in teatro grazie alla caparbietà di Luca Ruberto che, in quel di Troina (EN),  ha messo su un laboratorio che sta formando tantissimi bravi attori. Improvvisazione, linguaggio del corpo, recitazione, canto… Io la definisco la cultura silenziosa, quella che si fa con la passione e quasi mai con i contributi dello stato.

Sono stato coinvolto in questo progetto per la realizzazione di un  trailer pilota, cosa al quanto rara per uno spettacolo prettamente teatrale, ma io ho accettato la sfida ed è stato bello lavorare una notte intera con Luca Ruberto con Grazia Livolsi, Angelo Baudo, Concetta Rundo, Silvestro Zitelli, Maria Antonietta Bentivegna, Doriana Cocuzza, Gaetano Cantale e tutti gli altri componenti il laboratorio.

***

Troina. Erano le 21, quando, il 5 dicembre 1950, il terrificante boato della tremenda esplosione alla IV finestra, la galleria secondaria di 357 m in contrada Candela attraverso la quale si entrava nella galleria centrale Ancipa-Troina lunga 7 km. Il 4 dicembre per la festa di santa Barbara, la santa protettrice dei minatori, in galleria non era entrato nessuno. Il giorno dopo i minatori in sciopero per rivendicare l’aumento dell’assegno di contingenza. Durante quei due giorni di astensione dei minatori dal lavoro, nella IV finestra si era accumulato gas metano che con l’aria forma il grisù, la miscela di gas infiammabile ed esplosiva. Il 6 dicembre i minatori dovevano riprendere a lavorare. Bisognava liberare la IV finestra del grisù prima che i minatori riprendessero a lavorare. Così, la sera del 5 dicembre, verso le 21, il capofinestra Gino Lorenzoni ed il minatore Armando Giannotti entrarono in galleria per disperdere il metano che si era accumulato. C’erano due aspiratori, che, però non avevano liberato del tutto la galleria dal metano. I due minatori, a 110 metri dall’imbocco, provarono a disperdere il metano bruciandolo. Ma la quantità di metano accumulatasi era talmente tanta da provocare la terribile esplosione, che ridusse in frantumi i corpi dei due operai. Il boato si sentì perfino in paese. Tutti in paese intuirono che era successo qualcosa di grave e moti si recarono di corsa in contrada Candela. Il primo ad accorrere fu l’ing Giulio Panini, che entrò in galleria per cercare di tirare fuori Giannotti e Lorenzoni. Ma fu vano il suo generoso tentativo perché, dopo aver percorso un centinaio di metri, fu avvolto dal gas e cadde a terra asfissiato. Non vedendo uscire dalla galleria l’ing. Panini, il geom Vito Colarossi si precipitò dentro la galleria per soccorrerlo. Ad aspettarlo fuori della galleria c’era suo fratello, Amabile Colarossi, che non esitò un istante ad entrare in galleria, quando capì che suo fratello non era ancora ritornato fuori della galleria perchè gli era accaduto qualche cosa di grave. Neanche Amabile Colarossi riuscì a portare fuori il corpo di suo fratello Vito perché anche lui stramazzò a terra asfissiato. Altri operai spinti da un moto di autentica solidarietà umana entrarono in galleria per cercare di soccorrere i loro compagni, ma il loro generoso tentativo fu vano. Anche loro morirono asfissiati dal gas. Quando si capì che altri tentativi non avrebbero avuto successo al pari dei primi, fu impedito di entrare ad altri minatori che volevano soccorrere i loro compagni morti per asfissia in galleria. E’ lungo l’elenco dei minatori che persero la vita nella terribile esplosione di 62 anni fa: Giulio Panini, i fratelli Vito ed Amabile Colarossi, Gino Lorenzoni, Armando Giannotti, Carmelo Verduci, Giovanni Tuccio, Giuseppe Stati, Benedetto Vergari, Francesco Capasso, Gildo Castelli, Antonio Muscarà e Luigi Pompeo. Uno solo era originario di Troina. Tutti gli altri provenivano dall’Abruzzo, Lazio, Calabria, Veneto ed Emilia Romagna ma Troina li pianse come se fossero suoi cittadini.

Silvano Privitera

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Noto Documentaria – L’albero di Giuda infiamma la sala

documentaria

cuffSpente le luci inizia “L’albero di Giuda” di Vito Cardaci che documenta di un parco tematico, rimasto solo sulla carta, pensato e proposto da una società svizzera che doveva sorgere nei pressi di Regalbuto, città del regista, bravo a seguire la vicenda dalla fase di progettazione, alla piantumazione dell’albero, un carrubbo, come fosse la prima pietra dell’intero parco.
Ma il carrubbo resterà da solo e sarà “lui” a narrarci quanto accaduto, una storia vera, iniziata con tanto di autorità politiche, da Cuffaro in giù.
Una storia di tradimenti perpetrati all’intero territorio, in Provincia di Enna, dove se da un lato esisteva la speranza di un parco tematico che potesse dare lavoro, dall’altro una fiorente azienda chiudeva lasciando tutti per strada.
Il documentario si chiude, dunque, con un quesito:

“Vi siete mai chiesti come sarebbe stata la storia di Cristo senza la figura di Giuda?”.

Riaccese le luci logico attendersi una sala assetata di conoscenza e soprattutto di confronto con il regista, ben lieto di sottolineare alcuni aspetti fondamentali.

“La prima proiezione al Bari Film Festival 2014 , dove ha conquistato il premio come miglior Documentario ” Premio Vittorio De Seta”, ma in Sicilia è la prima volta che viene proposto. Anche in grandi città, il mio documentario è stato rifiutato. Non ho mai voluto fare una denuncia, nè mi sono schierato a favore o contro il Parco tematico, ho semplicemente seguito per sette anni tutto l’iter, compresa la piantumazione del carrubo, guarda caso lo stesso albero in cui dopo il tradimento per trenta denari, s’impiccò Giuda”.

Eppure, non fosse stato per Documentaria, i siciliani non lo avrebbero visto, almeno non nella propria terra.9106ac6f-576f-437f-aa40-44a610094705
Sollecitato dalle domande, nutrite anche dall’argomento in qualche modo “ambientalista”, visto che il Parco avrebbe occupato una vasta area ad uso agricolo, sebbene non coltivata, Vito Cardaci ha evidenziato come l’ironia nel “cunto” del carrubo sia stata strategia vincente.
Inoltre sebbene molto amaro c’è anche un barlume di speranza nella capacità vera dell’operaio licenziato che si rituffa nel mondo del lavoro con una piccola attività imprenditoriale.
Come detto, però, il tema ambientale torna prepotentemente con i favorevoli ad un’opera così, e i contrari ad oltranza, nel segno della tutela dei nostri luoghi.
Un po’ a fatica il regista ha cercato di spiegare che gli studi per l’impatto ambientale erano stati fatti in maniera scrupolosa e che questo osteggiare l’opera, di fatto mai realizzata, è stato per mero interesse di qualcuno.
Insomma temperatura alta all’interno del Teatro ma ben gestita da Francesco Valvo e Francesco Di Martino insieme con il regista, che ha riportato poi i termini della discussione sul suo film e su come abbia voluto raccontare la sua Sicilia e i siciliani davanti a fatti così:

“Continuiamo a perdere treni, ci resterà “sulu u pruvulazzu”.

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Cinema D’autore domenica 8 Giugno a Catenanuova

Image5La rassegna di cortometraggi si terrà al Cine Europa di Catenanuova a partire dalle ore 18 sotto l’attenta direzione artistica e conduzione dell’agirino Beppe Manno, grande appassionato e intenditore di cinema. Si inizia con “Lo sposalizio “di Francesco Longo; a seguire “Chi vuoi che sia” di Davide Vigore e Riccardo Cannella e alle 20 gran chiusura con “L’albero di Giuda” di Vito Cardaci recentemente premiato al Bari International Film Festival.

Una buona occasione per Catenanuova rilanciare il culto del cinema, non quello astratto, frutto spesso d’invenzione di questo o quel regista, ma quello reale che non si ferma solo alla mera proiezione su uno schermo cinematografico, ma piuttosto, l’esplicazione di una trama vissuta interiormente nell’anima e nel cuore di quel regista, capace di trasmettere all’esterno ogni sensazione che prova, in ragione di una verità di cui è stato protagonista e che non può che appassionare nella visione un pubblico attento. Nasce così, in punta di piedi, l’iniziativa del cinefilo di Agira Beppe Manno, pronto a condividere con gli altri la propria passione per il cinema, invitando tutti gli appassionati ad un appuntamento di rilievo, la manifestazione “Il Corto….fa la storia”, un evento cinematografico che si avvarrà della presenza degli stessi registi realizzatori. “Con questi film d’autore – ha sottolineato Beppe Manno- abbiamo anche la possibilità di ringraziare, anche se indirettamente, per il lavoro che continua a svolgere, il Centro Sperimentale di Palermo, che predispone i giovani registi siciliani alla regia di documentari. Questa rassegna di cortometraggi mira a far conoscere registi emergenti ed impegnati col cinema d’autore”.

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Premio Vittorio De Seta come miglior Documentario a Vito Cardaci

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La giuria popolare della sezione ItaliaFilmFest/Documentari – composta da 30 spettatori e presieduta dal critico d’arte e documentarista Achille Bonito Oliva – ha comunicato in merito alla scelta di Vito Cardaci, per L’albero di Giuda, come Miglior Regista di documentario del festival internazionale del cinema e della cultura cinematografica di Bari 2014

Motivazione:

“Per ritmo, ironia, linguaggio e capacità di denuncia. Un’opera che racconta in maniera icastica l’arte del tradimento politico nei confronti di una realtà staccata dal continente e insulare, la Sicilia. Una regione che non è soltanto un’entità geografica, ma un luogo che ha subito indifferenza, populismo e un fallimento sociale legato al cinismo di una classe padronale arcaica. Il film ha la capacità di evidenziare una negatività ancestrale attraverso uno sguardo ironico, secondo la definizione di Goethe: ‘..l’ironia è la passione che si libera nel distacco’. Tale distacco produce comunicazione e denuncia nello stesso tempo”

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