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Regalbuto: Un paese storicamente di destra

dux

“Le veline laureate e preparate politicamente sono di gran lunga più apprezzabili di alcune telegiornaliste che non conoscono l’italiano”. Ma soprattutto Benito Mussolini non fu “un dittatore spietato e sanguinario”, perse la guerra perchè fu “troppo buono”, fu “blando” sulle leggi razziali e, infine, i repubblichini furono “i partigiani di destra”, perché lottarono per un ideale. Sono alcune delle dichiarazioni del senatore del Pdl Marcello dell’Utri, intervistato da Klaus Davi per il programma Klauscondicio.

Regalbuto, come confermato da Salvatore Bova, storicamente è sempre stato  un paese di destra anche se a sovvertire l’ordine delle cose ci pensò il PCI negli anni 60 con Bova, che ritornò ancora protagonista  nel 1993 e  con Nunzio Scornavacche nei suoi due ultimi mandati.

Oggi, è l’era del  “connubbio incestuoso” quello che vede tutto e il contrario di tutto felicemente  assieme per meri interessi personali.  La sensazione rimane comunque quella di un paese di destra ove la “continuità fascistoide”  cerca di dare voce ad un progetto di puro revisionismo filofascista.

Regalbuto e chi lo amministra, tende a nascondere più o meno bene questo modus operandi tanto in voga tra le fila del Pdl sia a livello nazionale che Regionale, non mancano perciò, ammiccamenti  e consensi anche in ambito locale.

Senza creare troppo clamore, è bene osservare attentamente tutte le mosse che l’attuale Amministrazione mette in campo e gli strumenti che spesso usa, consapevoli sin da ora,  che da quel “connubbio incestuoso” non potrà mai nascere niente di buono e di particolarmente pericoloso, poiché tutto è basato sull’ individualismo imperante tipico dell’ Mpa e dei suoi derivati.

Mai abbassare la guardia però!!

Landru

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Il Governo salva LADRI

Gli anziani non sbagliano mai e le loro citazioni sono sempre oro colato: “U riccu si schifia do poviru”  (il ricco si schifa sempre del povero). Il povero però, è sempre stato amaliato dal ricco, dal Re, dalle Regine, dai principi, dalle principesse e dalle veline di corte.

Mentre la crisi sta terrorizzando i poveri di cui sopra, i ricchi, quelli che riescono a guadagnare 17.000 euro l’ora, approfittano di questi momenti usando la crisi, l’allarmismo, come armi di distrazione di massa per mettere in atto le loro strategie salvaculo.

L’alitalia era troppo importante per la nostra “bandiera”, era importante che ad intestarsi la vittoria sul campo fosse Re Berlusconi, era importantissimo che si arrivasse allo scontro con piloti e sindacati, era estremamente vitale trovare il capro espiatorio tra i lavoratori (brunetta docet), era importante distrarre l’opinione pubblica e la stessa opposizione.

Così, i nostri eroi approfittando del caos farmacologico, infilano di nascosto nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia un bel alticolo (articolo 7bis)  che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L’emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l’impresa si trovi in stato di fallimento. Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi.

In altre parole se hai portato un’azienda sull’orlo della bancarotta e ti sei fregato i soldi degli azionisti, ma questa per “fortuna”  non è fallita, sei praticamente intoccabile.  Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l’ex presidente di Capitalia Geronzi.

A scoprire tutto questo è stata la trasmissione televisiva Report della grande Milena Gabanelli, l’ultimo baluardo di quella TV che fa a meno delle veline e dove il reality non è un isola di scoglionati, ma un impero di viscidi individui che stanno distruggendo l’economia italiana e i risparmi di noi poveri comuni mortali.

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In una nota delle ultime ore sembra che il Ministro dell’economia Tremonti riferisce al Parlamento e minaccia le dimissioni sul provvedimento nascosto nel decreto Alitalia (denunciato da Report e Repubblica)

 Vito Cardaci

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