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Intercettazioni: Travaglio – Pubblicheremo tutto

Lo scandalo che ha travolto il ministro Scajola, il giro di appalti e favori dell’imprenditore Anemone, le indagini su Bertolaso, il mandato di arresto per il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino. È lunga la lista dei casi giudiziari e politici che, con la legge Alfano in vigore, sarebbero rimasti “segreti”. O meglio, noti solo a magistrati e avvocati della difesa, ma non all’opinione pubblica. Su questo il Salvagente ha intervistato il giornalista Marco Travaglio.

Travaglio, con la legge Alfano in vigore che cosa potranno ancora legittimamente scrivere i giornalisti?

È semplice, niente. È l’abolizione totale della cronaca giudiziaria e riguarda molto di più delle sole intercettazioni. Basti pensare che non si potrà pubblicare neanche il riassunto degli atti di indagine, fino al momento dell’udienza preliminare, e comunque nulla delle indagini archiviate su persone non indagate. L’esempio classico in questo periodo è il caso Scajola: della vicenda che ha travolto e costretto alle dimissioni il ministro non si saprebbe nulla, visto che formalmente non è indagato. E anche se lo fosse (cosa che ritengo abbastanza probabile), se il reato di cui è accusato cadesse in prescrizione prima dell’udienza preliminare, sarebbe impossibile scriverne e darne conto all’opinione pubblica.

Davvero non rimane nulla da raccontare?

L’unica cosa che si potrà fare è raccontare, solo per riassunto, il contenuto di un’ordinanza di custodia cautelare nel momento in cui è notificata all’arrestato. Ma anche qui c’è il trucco. Nel caso dei parlamentari il mandato di cattura non viene notificato direttamente alla persona ma al Parlamento, che deve concedere l’autorizzazione a procedere.

È un caso che si discuta di “legge-bavaglio” proprio nel momento in cui si sta scoperchiando un intreccio illecito di affari e politica?

Non è una coincidenza. E qualcuno si sta mordendo le mani. Se avessero approvato la legge un anno fa, non sapremmo nulla degli affari dell’imprenditore Anemone: Scajola sarebbe ancora ministro e Bertolaso starebbe tranquillo.

Si deve ammettere che sui giornali a volte si fa un uso delle intercettazioni, invasivo della privacy delle persone…

Non ricordo casi di abuso giornalistico, tranne forse la pubblicazione di sms privati tra Anna Falchi e Stefano Ricucci, peraltro non compromettenti. Per il resto si è sempre trattato di notizie di grande interesse pubblico. Secondo il mio giudizio, è stato giusto pubblicare anche le telefonate tra Fassino e Consorte e tra questi e D’Alema. Il potere politico che si interessa a una banca è una notizia.

E la reputazione delle persone che si trovano sbattute in prima pagina senza aver commesso reati?

Certo è compito del giornalista selezionare il materiale di cui viene in possesso e controllare bene, non basta prendere i brogliacci e sbatterli in pagina.

Lei è soprannominato la “voce delle procure”: che cosa farà se la legge verrà approvata?

Continuerò a fare il mio lavoro. La mia unica preoccupazione è che la notizia sia vera, nuova e di interesse pubblico. Del resto già oggi è perseguibile il giornalista che pubblica atti secretati, ma questo non mi ha mai fermato. Io e i miei colleghi de “Il Fatto” continueremo a pubblicare le notizie pubbliche ma non pubblicabili e quelle secretate. Se poi finiremo in tribunale, chiederemo al nostro avvocato di sollevare la questione di legittimità costituzionale della norma.

Tratto da: ilsalvagente.it

Ridiamoci sopra che è meglio. Grande Littizzetto!!

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