Articoli con tag Giovanni Falcone

Dalla Parte Della Legalità

Non c’è stato uomo in Italia che ha accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone: bocciato come consigliere istruttore, bocciato come procuratore di Palermo, bocciato come candidato al CSM e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia se non fosse stato ucciso. Eppure ogni anno si celebra l’esistenza di Giovanni come fosse stata premiata da pubblici riconoscimenti o apprezzata nella sua eccellenza. Un altro paradosso. Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità.

Ilda Boccassini

   Oggi più che mai, dopo il vile attentato di Brindisi, dobbiamo essere consapevoli che “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.”


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Cuffaro querela 4 mila internauti

“Offese e minacce su YouTube”

Il senatore Salvatore Cuffaro querela 4 mila utenti YouTube per i commenti al video che riporta il suo intervento nella puntata di Samarcanda del 26 settembre 1991. Durante la trasmissione, Cuffaro attaccò magistrati, conduttori e intervistati per «la volgare aggressione alla migliore dirigenza che la Democrazia cristiana abbia in Sicilia». Il video è stato pubblicato sul sito due anni fa e i commentatori si sono scatenati con epiteti e considerazioni senza filtro sul politico.

La Procura ha aperto una maxi indagine sui commenti diffusi sul web, coordinata dal pm Fabio Bonaccorso, che impegnerà numerosi poliziotti della Postale di tutta Italia solo per identificare dai nickname i commentatori denunciati. Le ipotesi di reato sono diffamazione e minacce. Il sostituto procuratore dovrà anche chiedere una rogatoria internazionale: YouTube è un sito californiano e alcuni utenti Internet sono italiani ma residenti all´estero. I legali del senatore sono arrivati il 5 ottobre in Procura con il malloppo di commenti stampati da Internet.

Il video della puntata, che si è svolta in collegamento con il Maurizio Costanzo Show, è stato pubblicato su YouTube il 14 gennaio del 2007. I commenti al video, sino a ieri, erano 4.609 e a visualizzarlo sono stati 970 mila utenti. In molti messaggi si augura la morte a Cuffaro, si fa riferimento alle sue presunte amicizie mafiose. C´è anche chi gli dà un consiglio: di prendere in considerazione l´ipotesi del suicidio.

Cuffaro intervenne dalla platea durante la puntata speciale della trasmissione televisiva Samarcanda condotta da Michele Santoro in collegamento con il Maurizio Costanzo Show e dedicata alla commemorazione dell´imprenditore Libero Grassi, ucciso dalla mafia pochi giorni prima: il 29 agosto. In quell´occasione, Cuffaro – presente tra il pubblico – si scagliò con veemenza contro conduttori ed intervistati, sostenendo come le iniziative portate avanti da un certo tipo di «giornalismo mafioso» fossero lesive della dignità della Sicilia. «Stasera – esordì l´ex governatore della Sicilia – si sono dette buffonate». Cuffaro, all´epoca, era da poco divenuto deputato per la lista Dc del collegio di Palermo all´Ars. Tra gli ospiti di Costanzo c´era anche Giovanni Falcone, che mostrò di non conoscere chi fosse Cuffaro.

La denuncia apre anche un cospicuo capitolo di spese: dalle ricerche ai viaggi per le notifiche.

di Romina Marceca -  Palermo Repubblica.it

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Rosario Crocetta: Ecco perché in tanti lo sostengono

Avrei preferito girare questo video, magari in un probabile comizio a Regalbuto. Ho dovuto accontentarmi di riadattare un filmato trovato in rete,  al fine di  realizzare  un piccolo spot elettorale per far conoscere la forza dirompente di questo uomo, Rosario Crocetta,  che riesce a trovare consensi e fiducia oltre i confini dell’appartenenza politica.  La Sicilia ha bisogno di queste persone ed ogni individuo libero deve trovare quella dignità da troppo tempo calpestata, per scegliere serenamente senza se e senza ma. Oggi abbiamo un’occasione d’oro, non sprechiamola.

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Ricordando Falcone di Rosario Crocetta

rosario pizzoOggi, in tanti ricorderanno Giovanni Falcone, il suo sacrificio e quello degli uomini della sua scorta. La memoria. Il dovere di ricordare i nostri martiri. In tanti, però, non ricorderanno che Falcone voleva scoprire l’intreccio mafioso fra criminalità, affari e politica, il famoso IV livello. E che, forse quel livello lo condannò a morte. In tanti non ricorderanno che, mentre Falcone era in vita, ci furono coloro che tentarono di bloccare il lavoro del magistrato. In tanti taceranno sugli attacci che ricevettero il suo tentativo di scoprire la verità e di fare giustizia sino in fondo.

Saranno in tanti a dimenticare che molto spesso gli uomini che combattono la mafia vengono criticati e, qualche volta, fortemente contrastati mentre sono in vita.
Onore ai nostri martiri, a quanti hanno lottato per la libertà agli italiani, ma un consiglio: stiamo più vicini, anche, a coloro che combattono la mafia mentre sono in vita, per impedire che vengano isolati e poi ammazzati.
Stiamo più vicini a quanti, oggi, ogni giorno rischiano la vita per la libertà degli altri.
Grazie, Giovanni, sarai sempre nei nostri cuori.

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Fiero di essere Siciliano voto Crocetta

Un sindaco fuori del Comune

Chiamarlo “il sindaco antimafia” può apparire retorico, eppure se c’è qualcuno che merita l’appellativo, questo è Rosario Crocetta. Sindaco di Gela dal marzo 2003, cinquantaquattro anni, esponente del partito dei comunisti italiani, oggi iscritto al PD,  gay dichiarato, conoscitore della lingua e della cultura araba, dal primo giorno del suo mandato ha caratterizzato la sua attività amministrativa in favore della legalità e della trasparenza. Anzi, la sua battaglia per la legalità è iniziata ancora prima del suo insediamento: al primo scrutinio delle schede, infatti, aveva perso le elezioni, risultando in svantaggio di 107 voti rispetto al suo avversario, Giovanni Scaglione. Solo 107 voti su 65 mila elettori. Crocetta fece ricorso al Tar, che ribaltò il risultato annullando molte schede considerate valide nonostante gli evidenti segni che le rendevano riconoscibili: le cosche avevano provato a condizionare il voto per tenere lontano il “comunista finocchio” – come venne apostrofato in una telefonata intercettata dalle forze dell’ordine – che prometteva di “cambiare” il Comune una volta insediato. Crocetta, in due anni, il registro l’ha cambiato eccome, attraverso una serie di iniziative concrete che hanno rotto le uova nel paniere a chi era abituato ad una prassi amministrativa collaterale agli interessi dell’imprenditoria mafiosa. Un esempio: prima del suo arrivo, la maggior parte degli appalti veniva assegnata dal Comune con la procedura dell’“estrema urgenza”, cioè senza gara d’appalto, ad imprenditori “di fiducia”. Da quando è lui il sindaco non più un appalto è stato assegnato in quel modo. E per dare un segnale ulteriore a chi non avesse colto lo spirito del nuovo corso amministrativo, Crocetta ha voluto e ottenuto che le forze dell’ordine presenziassero alle gare d’appalto. E così via. L’estate scorsa il suo assessore alle pari opportunità Giovanna Miceli, avvocato penalista, ha annunciato di voler difendere un presunto mafioso contro il quale il Comune intendeva costituirsi parte civile. Crocetta non ci ha pensato due volte e ne ha chiesto le dimissioni. «O con il Comune, o con i mafiosi». Ha poi allontanato dai propri uffici alcuni dipendenti comunali in odor di mafia. Ha avviato un’azione di sensibilizzazione della politica regionale e nazionale rispetto alla lotta a Cosa Nostra e alla trasparenza delle leggi sugli appalti. Ha incoraggiato la lotta contro il racket e si è fatto promotore di iniziative insolite – e fortemente simboliche – nel contrasto alle organizzazioni criminali, come quella di distribuire a spese del Comune, per il 2 novembre, i lumini da cimitero, privando così la mafia di un business su cui tradizionalmente lucrava. Questo impegno intransigente ha il prezzo caro della vita blindata, sotto scorta 24 ore al giorno. Crocetta però non ama fare il martire né si sente una vittima. «Non posso andare liberamente al cinema o a prendere un gelato, è vero. Ma sarei molto meno libero se scendessi a compromessi con la mia coscienza». Fonte: Narcomafie.it

Riccardo Terranova, consigliere comunale del PdL a Vittoria, ha proposto la cittadinanza onoraria per Crocetta. Terranova si è rivolto al sindaco dicendo che un uomo come il sindaco di Gela, per il suo impegno sociale ed istituzionale, merita questa riconoscimento. “La legalità si pratica, non si predica – scrive Terranova nella sua richiesta al sindaco – è una frase di Crocetta che sintetizza il suo pensiero ed il suo coerente agire”, aggiungendo che “non ci deve essere alcun ostacolo partitico o ideologico frapposto al riconoscimento dei valori e dei meriti altrui”. “Poco importa – chiude Terranova – se Crocetta non appartiene alla mia parte politica; la cittadinanza onoraria rappresenterebbe il minimo riconoscimento per una persona sfuggita a morte certa per mano mafiosa”. Terranova ha anche scritto direttamente a Crocetta per manifestargli la sua solidarietà personale dopo le recenti minacce di cui è stato vittima il primo cittadino gelese.

Quante volte abbiamo esclamato “le loro idee camminano sulle nostre gambe” parlando di Falcone, Borsellino e di tutti i caduti sotto i colpi della mafia. Oggi, abbiamo l’occasione e il dovere morale di dare un segnale forte ad un uomo che rischia la vita in nome della legalità. “La legalità si pratica, non si predica”. Cominciamo a praticarla anche noi, indipendentemente dal colore politico e dalle ideologie.  Dimostriamo a tutta l’Europa , al mondo intero, che la Sicilia non esporta solo mafiosi ma uomini coraggiosi che si  spendono contro questi.

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