Articoli con tag elezioni

Il non voto è un’autotutela ?

DOPO VALGUARNERA, VILLAROSA E AIDONE A REGALBUTO SI REGISTRA LA SCARSA AFFLUENZA ALLE URNE

Il non voto è un’autotutela ? 
di Franco Santangelo

E’ la prima volta, nella storia della democrazia repubblicana che l’elettorato siciliano decida, a maggioranza assoluta, di non andare alle urne. Visti gli interessi primari messi in gioco per i cittadini, in una votazione democratica per eleggere i propri rappresentanti, rilevato da parte del popolo che viene messa in pericolo la dignità della persona umana (continui abusi nelle istituzioni in nome del popolo, rimasti immuni), strumentalizzando e tradendo così il principio di democraticità e moralità della rappresentanza, nulla impedisce l’esercizio del non voto, poiché esso, nella circostanza, rappresenta un diritto alla propria libertà, riconosciuto e garantito dall’art. 2 della Costituzione, che meglio regola il rapporto tra la legge e la libertà di coscienza. In definitiva, non vi è legge che possa mai annullare la libertà di coscienza, poiché quando essa obbietta si manifesta come il tentativo di resistenza dei popoli e dei singoli di fronte a sistemi dispotici o a leggi inique. Ciò trova affermazione nel diritto europeo, proclamato dalla risoluzione di Strasburgo del 19 gennaio 94, che “(…) riconosce nell’obiezione di coscienza un vero e proprio diritto soggettivo, riconosciuto dalla risoluzione 89/59 della commissione per i diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite e che è intimamente connesso all’esercizio delle libertà individuali(…)”. Resta dunque il problema di conciliare il rispetto della legge con l’obiezione di coscienza, così com’ è nata dalla non espressione di voto dei cittadini, senza dimenticare che l’obiezione di coscienza si configura in modo diverso fra uno Stato totalitario e uno Stato democratico, evidenziando che per il primo la coscienza del cittadino è, per intero, di proprietà dello Stato, al contrario, nello Stato democratico non è imposta adesione incondizionata alle leggi, ma viene al cittadino lasciata la possibilità di riflettere per cambiarle. Accade così che nello stato democratico i cittadini possono sottrarsi al rispetto della legge per casi di coscienza, vedi aborto, l’uso delle armi e quindi il servizio militare che una volta era obbligatorio, la sperimentazione sugli animali, ecc..
Dobbiamo dire però che sottrarsi al diritto di voto rappresenta un modo atipico di difesa dei diritti del singolo, il voto è previsto dall’art.48 della Costituzione che, oltre a sancirne il diritto, afferma che votare è un “dovere civico”, ma non prevede alcuna sanzione o richiamo in merito al non voto. Storiograficamente nel 1861, con l’unità d’Italia, votava il 2%, coloro che possedevano un certo reddito, dopo vennero esclusi gli analfabeti. Nel 1919 il diritto di voto fu esteso a tutti gli uomini maggiorenni; il regime fascista lo abolì e solo dopo la resistenza, con la nascita della Repubblica, nel 1946, con il suffragio universale totale vennero ammesse al voto anche le donne. Il voto è un diritto per il cittadino, perché solo ad esso è consentito esprimere un giudizio su ciò che è giusto o sbagliato nella vita dello Stato in cui vive ed è anche un dovere, perché lo Stato è l’insieme dei cittadini ai quali spetta la decisione di operare le scelte migliori per governarlo e decidere del proprio destino. Vi è la libertà del non voto, cioè dell’astensione, che deve essere vista come autotutela del singolo a non soggiacere a scelte alle quali non si sente vincolato come cittadino. Fino a quando l’astensione dal voto ha avuto una rilevanza minoritaria il problema non si è posto e non si pone, ma quando l’astensionismo si munisce di valenza maggioritaria il discorso cambia, perché viene meno l’investitura dell’autorità di rappresentanza del popolo, assegnata dall’istituzione democratica a esponenti, in tutto e del tutto, aventi soltanto rappresentanza minoritaria che invece nell’esercizio delle proprie funzioni esercitano con regole aventi a presupposto il principio fondamentale di maggioranza che prevale sulla minoranza, entrambe costituite dagli aventi diritto, pena la loro delegittimazione. L’astensione dal voto potrebbe essere assimilabile all’astensione dal lavoro, quando si effettuano scioperi, però, mentre questo diritto previsto dall’art. 40 della Costituzione assegna a questa forma di contestazione un ruolo ben preciso nella trattativa delle parti (datore di lavoro – lavoratore), invece, nel caso di astensione dal voto, specie se maggioritario, il cittadino rimane senza ruolo e senza voce (rapporto Stato – Cittadino). Allora è necessario riconoscere che quando il Cittadino esercita la libertà del non voto lo fa soltanto in autotutela, il legislatore così come ha previsto per i referendum popolari, di renderli nulli e inefficaci, allorchè non raggiungono il quorum del 50%, è necessario che ciò avvenga anche in caso di qualsiasi elezione di rappresentanza.
Se si tiene conto che dalla democrazia antica, fondata sul concetto di uguaglianza, siamo passati alla democrazia moderna, la quale si fonda sul concetto di libertà, tenendo per noi soltanto, in modo marginale, l’istituto del referendum e della petizione popolare come esercizio previsto dalla democrazia antica, mettendo all’angolo la democrazia partecipativa e facendo spazio a quella liberale, col metodo della competizione fra candidati, che permette un sistema di rotazione nelle cariche dello Stato, fra l’altro presente in tutte le democrazie moderne, ciò dovrebbe indurre il legislatore a meglio regolamentare la norma attuativa.
Dunque, per concludere, in Italia dal 1861 avevano diritto al voto soltanto il 2% dei cittadini, lasciando esclusi il 98% dei potenziali elettori, nel 1919 solo gli uomini avevano diritto al voto, rimanendo esclusi il 50% dei cittadini, nel 1946, con il suffragio universale totale, il diritto fu esteso a donne e uomini. Qualsiasi forma di manifestazione democratica si fonda sul principio della maggioranza e della minoranza, elette dalla maggioranza degli elettori. Ora è chiaro che l’astensione è portatrice soltanto di una protesta e non di una proposta e quindi essa, pur essendo maggioritaria, non può avere autorità rappresentativa perché non è propositiva nelle idee e, di conseguenza, di uomini che potrebbero rappresentarla, nulla, di fatto, per questo motivo, può esserle assegnato in ordine a rappresentanze. Neanche la maggioranza della minoranza rappresentativa e propositiva, portatrice di proposte e di uomini, può, per il concetto di democrazia moderna, assegnarsi l’autorità e il diritto al governo del paese…pena, non la violazione di leggi, ma lo stravolgimento di ogni principio democratico, che sancirebbe il passaggio, da scongiurare, da una democrazia reale ad una democrazia utopica, vanificando così la possibilità di tradurre una protesta in proposta e la possibilità negata che una maggioranza protestataria possa diventare maggioranza propositiva, almeno nel breve termine.

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REGALBUTO. ” QUALCUNO HA TRADITO “

Riporto un interessante articolo dal Blog di Agostino Vitale

“Qualcuno ha tradito e i conti non tornano ” . E’ la frase che serpeggia tra coloro che hanno aderito al movimento “Orgoglio Regalbutese” , all’indomani delle elezioni. I conti non tornano specie dopo aver analizzato bene i voti di lista e le preferenze che sono emerse dallo scrutinio delle schede elettorali. E se da un lato dal movimento emerge la soddisfazione dei quasi 1000 voti di lista , che sono considerati ” voti puliti e liberi ” dall’altro lato il non aver stretto alleanze , il non aver promesso assessorati o incarichi vari ha fatto si che non si siano raggiunti quei ” voti utili ” necessari per raggiungere la vittoria. ” Siamo consapevoli dei nostri errori – fanno sapere dal movimento – ma non ci aspettavamo il voltafaccia da parte di alcuni dei nostri esponenti che avevano aderito al movimento ,  siamo altrettanto consapevoli che il risultato debba essere visto non solo come una sconfitta elettorale , ma anche come una risorsa. In percentuale il nostro risultato del 19,87 % è più vicino di quanto si creda a quello delle altre liste : 28,08% Bivona, 27,03% Cantarero e 23,22% Palamito. C’è da considerare che nelle tre liste in questione erano ( sebbene nascoste ) rappresentte da partiti , vedi il MpA per Bivona, il PD e IdV per Palamito e Primavera Democratica e il PdL per Cantarero . Ciò però non toglie l’ammissione della nostra sconfitta alla quale stiamo cercando di dare la giusta dimensione perchè è nostra volontà non disperdere il patrimonio conquistato. Resta l’amarezza dell’aver constatato che la coerenza, la pulizia in politica e l’aver messo uomini e donne in lista competenti che potessero portare il nostro paese verso il progresso,  non ha pagato. Ma ciò servirà da esperienza. “

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Santo Cantali designato Presidente del Consiglio nella Lista Palamito Sindaco

Santo Cantali - "Regalbuto Bene Comune" Palamito Sindaco

E’ Santo Cantali, 32 anni, ragioniere, da sempre impegnato nel mondo del volontariato, l’uomo scelto per acclamazione quale candidato alla carica di Presidente del Consiglio dal gruppo lista civica  ”Regalbuto Bene Comune”  di Angelo Palamito Sindaco. Nella riunione tenutasi questa sera, è stato designato colui il quale dovrebbe sostituire il presidente uscente Gianni Meli. Un’accelerazione importante che sancisce un passaggio fondamentale nello stesso momento in cui gli altri schieramenti trovano grandi difficoltà a chiudere le liste e designare uomini e competenze. Viva soddisfazione è stata manifestata da Angelo Palamito che è ora alle prese con la composizione dei nominativi facenti parte la giunta.

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Regalbuto: Il sindaco che verrà – Sondaggio

Il sindaco di Catenanuova Aldo Biondi - Il vero CettoLaqualunque

Le grandi manovre sono iniziate? A guardare i famosi “capanni” che si costituiscono più o meno spontaneamente in piazza della Repubblica, lungo il corso o nei pressi di alcune storiche farmacie, nonché di rifornimenti, tabbacchini e putie varie, parrebbe proprio di si.

Facciamo il punto della situazione partendo da chi per adesso ci governa.  Il sindaco uscente Gaetano Punzi sembra essere all’angolo e la sua maggioranza di fatto non esiste più e le divisioni interne non fanno più notizia. Gianni Meli, presidente del consiglio, ha già fatto sapere che vuole concorrere per la poltrona di primo cittadino in contrapposizione sia con Punzi che con l’altro gruppo di “lealisti” Latora, i 3 Cardaci e Francesco Bivona che ancora non si decidono a staccare la spina nonostante l’ingombrante figura di Punzi.

Il Partito Democratico che piaccia o meno è rimasto l’unico partito organizzato presente sul territorio, nonché una delle poche sezioni che si presenta all’elettorato senza spaccature e senza risentire delle beghe provinciali.

Udc – non pervenuto  - FLI – non pervenuto API – Una volta era una nota marca di carburanti – GIOVANI SICANI – pare che quando c’è odore di elezioni si affacciano a vedere cosa possono racimolare  - scontati.

IDV – Alla prima tornata elettorale in bocca al lupo – SEL – Appena fondata una sezione – in bocca al lupo anche a loro.  PDL – Non si sa nulla di concreto…

Ho pensato di fare un sondaggio su chi secondo voi potrebbe essere il futuro sindaco di Regalbuto  che ne dite? Ecco le nomination per il sindaco che verrà:

In ogni caso possiamo anche puntare per un sindaco a scavalco la mia preferenza va per questo simpaticissimo genio ;)  

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Lettera aperta di Giuseppe Meli candidato alle Provinciali 2008

Giuseppe Meli

Con questa mia lettera doverosamente aperta a tutti coloro che si apprestano ad esprimere il proprio voto alle elezioni Provinciali previste per il 15 e 16 Giungno 2008, desidero rendervi partecipi della mia amarezza e comunicare ufficialmente la mia decisione di ritirare, a tutti gli effetti, il sostegno alla mia candidatura.
Al fine di rendere maggiormente comprensibile questa mia scelta, mi sembra opportuno mettere al corrente voi tutti dei fatti che mi hanno indotto a candidarmi nella lista del Movimento per l’Autonomia (MPA).
Poco prima del termine ultimo della scadenza della presentazione delle liste, sono stato contattato e fortemente invogliato da esponenti locali, appartenente ai vertici del M.P.A. di Regalbuto, a presentare la mia candidatura.
In virtù della mia passione per la politica, spinto dalla volontà di dare un contributo concreto al miglioramento della nostra Provincia, ho accettato con entusiasmo, mettendomi in gioco senza riserve, avviando un’onensta campagna elettorale alla ricerca di consensi per il Dott. Monaco, candidato alla preidenza, e per la mia persona.
Ben presto, però, mi sono reso conto, con sbigottimento e tanta amarezza, che non avrei mai avuto il giusto sostegno da quelle stesse persone che mi avevano precedentemente invogliato a candidarmi, e che queste ultime si battevano per altri candidati dello stesso partito ma di altri comuni.
Di fronte a questa bizzarra situazione, che mi voleva strumento di fini altrui, ledendo la mia dignità di uomo e di professionista, ho preferito rimanere fedele alla mia etica politica e professionale, prendendo la combattuta e sofferta decisione di interrompere la ricerca di consensi in appoggio alla mia candidatura a Consigliere Provinciale.
Desidero ringraziare tutti coloro che hanno accolto favorevolmente e sostenuto la mia candidatura, collaborando attivamente alla ricerca di consensi.
Tutti costoro non si ritengano più impegnati a sostenere la mia candidatura.

Certo che comprenderete le ragioni della mia scelta vi ringrazio e vi porgo distinti saluti.

Giuseppe Meli

09/06/2008

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