Archivio per la categoria Pubblica Sicurezza

I piani segreti dei black bloc

Il black bloc svela i piani di guerra
“Ci siamo addestrati in Grecia”

ROMA – F. è un “nero”. Ha 30 anni all’anagrafe, una laurea, un lavoro precario e tutta la rabbia del mondo in corpo. Sabato le sue mani hanno devastato Roma.

E lui, ora, ne sorride compiaciuto. “Poteva esserci il morto in piazza? Perché, quanti morti fa ogni giorno questo Sistema? Chi sono gli assassini delle operaie di Barletta?”.

Non i poliziotti o i carabinieri a 1.300 euro al mese su cui vi siete avventati, magari. Non quelli che pagano a rate le macchine che avete bruciato. Non il Movimento in cui vi siete nascosti.
“Noi non ci siamo nascosti. Il Movimento finge di non conoscerci. Ma sa benissimo chi siamo. E sapeva quello che intendevamo fare. Come lo sapevano gli sbirri. Lo abbiamo annunciato pubblicamente cosa sarebbe stato il nostro 15 ottobre. Ora i “capetti” del Movimento fanno le anime belle. Ma è una favola. Mettiamola così: forse ora saranno costretti finalmente a dire da che parte stanno. Ripeto: tutti sapevano cosa volevamo fare. E sapevano che lo sappiamo fare. Perché ci prepariamo da un anno”.

Vi preparate?
F. sorride di nuovo. “Abbiamo fatto il “master” in Grecia”.

Quale “master”?
“Per un anno, una volta al mese, siamo partiti in traghetto da Brindisi con biglietti di posto ponte, perché non si sa mai che a qualcuno viene voglia di controllare. E i compagni ateniesi ci hanno fatto capire che la guerriglia urbana è un’arte in cui vince l’organizzazione. Un anno fa, avevamo solo una gran voglia di sfasciare tutto. Ora sappiamo come sfasciare. A Roma, abbiamo vinto perché avevamo un piano, un’organizzazione”.

Quale organizzazione avevate?
“Eravamo divisi in due “falangi”. I primi 500 si sono armati a inizio manifestazione e avevano il compito di devastare via Cavour. Altri 300 li proteggevano alle spalle, per evitare che il corteo potesse isolarli. L’ordine che avevano i 300 era di non tirare fuori né caschi, né maschere antigas, né biglie, né molotov, né mazzette fino a quando il corteo non avesse girato largo Corrado Ricci. Non volevamo scoprire con gli sbirri i nostri veri numeri. E volevamo convincerli che ci saremmo accontentati di sfasciare via Cavour. Ci sono cascati. Hanno fatto quello che prevedevamo. Ci hanno lasciato sfilare in via Labicana e quando ci hanno attaccato lì, anche la seconda falange dei 300 ha cominciato a combattere. E così hanno scoperto quanti eravamo davvero. A quel punto, avevamo vinto la battaglia. Anche se loro, gli sbirri, per capirlo hanno dovuto aspettare di arrivare in piazza San Giovanni, dove abbiamo giocato l’ultima sorpresa”.

Quale?
“La sera di venerdì avevamo lasciato un Ducato bianco all’altezza degli archi che portano in via Sannio. Dentro quel Ducato avevamo armi per vincere non una battaglia, ma la guerra. Il resto delle mazze e dei sassi lo abbiamo recuperato nel cantiere della metropolitana in via Emanuele Filiberto”.

Sarebbe andata diversamente se avessero caricato subito il corteo in largo Corrado Ricci e vi avessero isolati.
“Non lo hanno fatto perché, come ci hanno insegnato a fare i compagni greci, sono stati confusi dal modo in cui funzionano le nostre “falangi”".

Come funzionano?
“Siamo divisi in batterie da 12, 15. E ogni batteria è divisa in tre gruppi di specialisti. C’è chi arma, recuperando in strada sassi, bastoni, spranghe, fioriere. C’è chi lancia o usa le armi che quel gruppo ha recuperato. E infine ci sono gli specialisti delle bombe carta. Organizzati in questo modo, siamo in grado di assicurare un volume di fuoco continuo. E soprattutto siamo molto snelli. Ci muoviamo con grande rapidità e sembriamo meno di quanti in realtà siamo”.

È la stessa organizzazione con cui funzionano i reparti celere.
“Esatto. Peccato che se lo siano dimenticato. Dal G8 di Genova in poi si muovono sempre più lentamente. Quei loro blindati sono bersagli straordinari. Soprattutto quando devono arretrare dopo una carica di alleggerimento. Prenderli ai fianchi è uno scherzo. Squarci due ruote, infili un fumogeno o una bomba carta vicino al serbatoio ed è fatta”.

Parli come un militare.
“Parlo come uno che è in guerra”.

Ma di quale guerra parli?
“Non l’ho dichiarata io. L’hanno dichiarata loro”.

Loro chi?
“Non discuto di politica con due giornalisti”.

E con chi ne discuti, ammesso che tu faccia politica?
“Ne discuto volentieri con i compagni della Val di Susa”.

Sei stato in val di Susa?
“Ero lì a luglio”.

A fare la guerra.
“Si. E vi do una notizia. Non è finita”.

Fonte Repubblica.it

di CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINI

, , , , ,

Lascia un commento

Il video messaggio di Fini

Frequentare il Popolo della Libertà porta male.

Oggi tocca a fini ieri è toccato agli italiani.

Liberiamoci del nano prima che sia troppo tardi!!

, ,

7 commenti

Regalbuto: Incendio in via Cavour

Un incendio ha distrutto una falegnameria in via Cavour a Regalbuto. Sono circa le 16:30 del 3 agosto quando le fiamme sprigionatosi dall’interno della falegnameria di Giuseppe Scarvaglieri, costringono le autorità a far evacuare molte famiglie, si teme infatti, per una bombola di gas presente nell’edificio interessato dalle fiamme. I vigili del fuoco accorsi con 2 autobotti hanno dovuto fare i conti con una vera e propria cortina di fumo e un porta blindata prima di poter accedere all’interno dei locali per recuperare la bombola.  Per fortuna la professionalità di questi uomini, che rischiano quotidianamente la vita, ha evitato il peggio. Molti i danni e qualche malore tra i vicini sono il bilancio di questa vicenda che ha segnato i primi giorni di questa “estate regalbutese”.

, , , , ,

19 commenti

La verità sull’attentato a Falcone: inchiesta Repubblica.it

Inchiesta italiana – A 20 anni di distanza capovolta la scena dell’agguato mafioso all’Addaura. Nel commando c’erano uomini dei servizi segreti. I poliziotti che salvarono il giudice furono uccisi. Di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano

LEGGI L’ARTICOLO INTEGRALE

Lascia un commento

Regalbuto: In mezzo alla strada…

No, in effetti non si può nemmeno esclamare il vecchio motto:  “siemu ‘a mienzu na strata”. Infatti, a rimanere per strada si rischia di brutto. Non è un mistero che in provincia di Enna non esistono più strade ma mulattiere. Ogni giorno che passa mettersi su un qualsiasi mezzo di locomozione è un terno all’otto. Quell’ammasso informe di “asfalto” che fino a ieri sembrava percorribile, oggi può diventare la tua tomba o, nella migliore delle ipotesi, la fine delle della tua auto. Non venite a raccontarmi che è colpa delle copiose piogge perché si offenderebbe pure madre natura che da millenni fa il suo sporco lavoro. Quelli che continuano a non fare il loro dovere li conosciamo benissimo invece, ed è da decenni che non fanno nemmeno la normale manutenzione di quelle che si ostinano a chiamare strade PROVINCIALI e  STATALI!!.

VERGOGNA!! VERGOGNA!! VERGOGNA!!

Oggi sarà chiusa anche la galleria, sembra che un costone di roccia stia franando, poco male, la strada che va verso Paternò non esiste, quella per Catenuaova e già distrutta e con la galleria chiusa andremo a girare da Agira – scusate il giro di parole – ma  anche da quella parte le cose sono messe proprio male!! E’ chiaro, che nel giro di qualche  settimana, con questo andazzo, ci dovranno lanciare  i viveri dagli elicotteri, perché sarà impossibile uscire da questo dormitorio  pubblico chiamato Regalbuto.  E noi cittadini che faremo? ma dormiremo ovviamente, siamo pagati proprio per questo!

Mentre la preoccupazione del premier è sfuggire alle aule di giustizia,  far chiudere AnnoZero e garantire i suoi fidi servitori, Bertolaso in testa,  il resto del popolo sovrano vive e vegeta guardando l’isola dei lebbrosi, i  grandi fratelli d’italia, uomini e donne e per par condicio qualche trasmissione di quell’invasato di padre Livio di radio Maria .

Quando qualcosa di grosso accadrà veramente, apriremo gli occhi e ci renderemo conto che non viviamo in una favola televisiva, ma in un reality che ci farà  male sul serio.

- Preghiamo :

Buona notte popolo sovrano, se non ci arriva Silvio c’è sempre  il Vaticano.

- Amen -

Cinico Carrino

LA SCAFFA
Sintissi amico mio,
non mi dicissi camurrusu
ma c’è purtusu e purtusu.

La scaffa siciliana è un’altra cosa: scaffa che vale!
Non è la scaffa usuale, settentrionale,
che campa massimo ‘na simana e menza
ed è senza esperienza.

Noialtri abbiamo scaffe greche,
scaffe Normanne, scaffe d’Aragona,
E uno… ci si affeziona!
Io ne canuscio una, alla circonvallazione
Ca è pi mia come una passione:
la vitti nascere.
Fui alla sua prima comunione (tra idda e un copertone).
Ora ch’è fatta granni: ne ha fatto danni.
Quando ci passo sto con gli occhi bassi…
Idda che fa? Mi arriconosce e mi cafudda un colpo
Accussì, per confidenza,
e sospensione me ne scassa menza.
Avantieri passai e non sentii niente…
Che dispiacere! Tornai precipitosamente.
“Vuoi vedere che la tapparono, ‘sti disgraziati”?
Ma quannu mai!
Erano due carri armati
Ca dintra ‘a scaffa s’avevano sdirrupati.
Lei era la, bedda e sciacquata,
che mi guardava, tutta innamorata.

poesia di Renzino Barbera

, , , , , , , , , , , ,

13 commenti

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 33 follower