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Chi è causa del suo mal pianga sé stesso

Succede che la Sig.ra Santa Todaro, esponente di spicco del Movimento civico “Uniti per Regalbuto”, sia stata vittima di censura e addirittura bannata dalla pagina Facebook di un nostro amministratore comunale. Ecco cosa scrive in merito all’increscioso episodio che la riguarda:

BANNATA!!!!

bannato-facebookGli avversari politici si affrontano con le idee e con le azioni.
Non si possono e non si devono bandire ne zittire, quelli che esprimono opinioni, che rilevano problemi, che sollevano obiezioni che vanno oltre il nostro modo di pensare e di fare.
Colui che si sente osteggiato,contestato e non è in grado di cogliere,oltre le critiche, uno stimolo a osservare le cose da più angolazioni, che non è in grado di confrontarsi con altre verità oltre la propria: dimostra di non  essere una persona matura nè la persona più adatta a ricoprire un ruolo di responsabilità. Un uomo maturo e responsabile,un buon padre di famiglia,non disdegna di confrontarsi con i suoi figli neanche quando questi lo criticano e lo contestano. Un buon padre di famiglia porta avanti le sue idee (se ne è convinto) e si impegna a motivarle può non condividere l’opinione altrui ma senza pretendere che costoro debbano guardare al futuro con i suoi occhi.
Un buon padre di famiglia non si comporta come una persona isterica quando viene contestato ma si apre al confronto. Dimenticavo……

Lei non è un padre di famiglia!

Cara sig.ra Todaro, devo registrare con rammarico che  lei, purtroppo è vittima del suo stesso male. Le ricordo che il sottoscritto, è stato bannato dalla pagina ufficiale di Facebook del suo movimento, nonché in quella del vostro caro, carissimo capogruppo in consiglio comunale, per le stesse motivazioni che lei espone nella sua nota “libertà di espressione” .  Quindi non si stupisca più di tanto… Da buona madre di famiglia quale lei è, impartisca lezioni di democrazia prima di tutto ai suoi amici. Lo dico senza vena polemica mi creda.

Vito Cardaci

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Regalbuto: Primarie di coalizione di centro sinistra

Circolo PD“ Ciccio Marraro” – Regalbuto

Il Comitato Direttivo cittadino del Partito Democratico, Circolo “ Ciccio Marraro”  in relazione alle  Primarie di coalizione di centro sinistra “Italia Bene Comune” per la scelta del/la candidato/la a Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 Novembre 2012  in adesione  alle norme stabilite dal collegio dei Garanti, comunica che l’ufficio elettorale per la sottoscrizione del pubblico appello di sostegno alla coalizione è aperto dalle ore 18:30 alle 20:00 presso la sede del partito Democratico in Piazza della Repubblica dal Lunedì al Venerdì a partire da Giovedì 15 c.m.

Contribuisci anche tu a scegliere il Candidato del Popolo del Centro Sinistra alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ti aspettiamo.  

Il Partito Democratico di Regalbuto

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Il non voto è un’autotutela ?

DOPO VALGUARNERA, VILLAROSA E AIDONE A REGALBUTO SI REGISTRA LA SCARSA AFFLUENZA ALLE URNE

Il non voto è un’autotutela ? 
di Franco Santangelo

E’ la prima volta, nella storia della democrazia repubblicana che l’elettorato siciliano decida, a maggioranza assoluta, di non andare alle urne. Visti gli interessi primari messi in gioco per i cittadini, in una votazione democratica per eleggere i propri rappresentanti, rilevato da parte del popolo che viene messa in pericolo la dignità della persona umana (continui abusi nelle istituzioni in nome del popolo, rimasti immuni), strumentalizzando e tradendo così il principio di democraticità e moralità della rappresentanza, nulla impedisce l’esercizio del non voto, poiché esso, nella circostanza, rappresenta un diritto alla propria libertà, riconosciuto e garantito dall’art. 2 della Costituzione, che meglio regola il rapporto tra la legge e la libertà di coscienza. In definitiva, non vi è legge che possa mai annullare la libertà di coscienza, poiché quando essa obbietta si manifesta come il tentativo di resistenza dei popoli e dei singoli di fronte a sistemi dispotici o a leggi inique. Ciò trova affermazione nel diritto europeo, proclamato dalla risoluzione di Strasburgo del 19 gennaio 94, che “(…) riconosce nell’obiezione di coscienza un vero e proprio diritto soggettivo, riconosciuto dalla risoluzione 89/59 della commissione per i diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite e che è intimamente connesso all’esercizio delle libertà individuali(…)”. Resta dunque il problema di conciliare il rispetto della legge con l’obiezione di coscienza, così com’ è nata dalla non espressione di voto dei cittadini, senza dimenticare che l’obiezione di coscienza si configura in modo diverso fra uno Stato totalitario e uno Stato democratico, evidenziando che per il primo la coscienza del cittadino è, per intero, di proprietà dello Stato, al contrario, nello Stato democratico non è imposta adesione incondizionata alle leggi, ma viene al cittadino lasciata la possibilità di riflettere per cambiarle. Accade così che nello stato democratico i cittadini possono sottrarsi al rispetto della legge per casi di coscienza, vedi aborto, l’uso delle armi e quindi il servizio militare che una volta era obbligatorio, la sperimentazione sugli animali, ecc..
Dobbiamo dire però che sottrarsi al diritto di voto rappresenta un modo atipico di difesa dei diritti del singolo, il voto è previsto dall’art.48 della Costituzione che, oltre a sancirne il diritto, afferma che votare è un “dovere civico”, ma non prevede alcuna sanzione o richiamo in merito al non voto. Storiograficamente nel 1861, con l’unità d’Italia, votava il 2%, coloro che possedevano un certo reddito, dopo vennero esclusi gli analfabeti. Nel 1919 il diritto di voto fu esteso a tutti gli uomini maggiorenni; il regime fascista lo abolì e solo dopo la resistenza, con la nascita della Repubblica, nel 1946, con il suffragio universale totale vennero ammesse al voto anche le donne. Il voto è un diritto per il cittadino, perché solo ad esso è consentito esprimere un giudizio su ciò che è giusto o sbagliato nella vita dello Stato in cui vive ed è anche un dovere, perché lo Stato è l’insieme dei cittadini ai quali spetta la decisione di operare le scelte migliori per governarlo e decidere del proprio destino. Vi è la libertà del non voto, cioè dell’astensione, che deve essere vista come autotutela del singolo a non soggiacere a scelte alle quali non si sente vincolato come cittadino. Fino a quando l’astensione dal voto ha avuto una rilevanza minoritaria il problema non si è posto e non si pone, ma quando l’astensionismo si munisce di valenza maggioritaria il discorso cambia, perché viene meno l’investitura dell’autorità di rappresentanza del popolo, assegnata dall’istituzione democratica a esponenti, in tutto e del tutto, aventi soltanto rappresentanza minoritaria che invece nell’esercizio delle proprie funzioni esercitano con regole aventi a presupposto il principio fondamentale di maggioranza che prevale sulla minoranza, entrambe costituite dagli aventi diritto, pena la loro delegittimazione. L’astensione dal voto potrebbe essere assimilabile all’astensione dal lavoro, quando si effettuano scioperi, però, mentre questo diritto previsto dall’art. 40 della Costituzione assegna a questa forma di contestazione un ruolo ben preciso nella trattativa delle parti (datore di lavoro – lavoratore), invece, nel caso di astensione dal voto, specie se maggioritario, il cittadino rimane senza ruolo e senza voce (rapporto Stato – Cittadino). Allora è necessario riconoscere che quando il Cittadino esercita la libertà del non voto lo fa soltanto in autotutela, il legislatore così come ha previsto per i referendum popolari, di renderli nulli e inefficaci, allorchè non raggiungono il quorum del 50%, è necessario che ciò avvenga anche in caso di qualsiasi elezione di rappresentanza.
Se si tiene conto che dalla democrazia antica, fondata sul concetto di uguaglianza, siamo passati alla democrazia moderna, la quale si fonda sul concetto di libertà, tenendo per noi soltanto, in modo marginale, l’istituto del referendum e della petizione popolare come esercizio previsto dalla democrazia antica, mettendo all’angolo la democrazia partecipativa e facendo spazio a quella liberale, col metodo della competizione fra candidati, che permette un sistema di rotazione nelle cariche dello Stato, fra l’altro presente in tutte le democrazie moderne, ciò dovrebbe indurre il legislatore a meglio regolamentare la norma attuativa.
Dunque, per concludere, in Italia dal 1861 avevano diritto al voto soltanto il 2% dei cittadini, lasciando esclusi il 98% dei potenziali elettori, nel 1919 solo gli uomini avevano diritto al voto, rimanendo esclusi il 50% dei cittadini, nel 1946, con il suffragio universale totale, il diritto fu esteso a donne e uomini. Qualsiasi forma di manifestazione democratica si fonda sul principio della maggioranza e della minoranza, elette dalla maggioranza degli elettori. Ora è chiaro che l’astensione è portatrice soltanto di una protesta e non di una proposta e quindi essa, pur essendo maggioritaria, non può avere autorità rappresentativa perché non è propositiva nelle idee e, di conseguenza, di uomini che potrebbero rappresentarla, nulla, di fatto, per questo motivo, può esserle assegnato in ordine a rappresentanze. Neanche la maggioranza della minoranza rappresentativa e propositiva, portatrice di proposte e di uomini, può, per il concetto di democrazia moderna, assegnarsi l’autorità e il diritto al governo del paese…pena, non la violazione di leggi, ma lo stravolgimento di ogni principio democratico, che sancirebbe il passaggio, da scongiurare, da una democrazia reale ad una democrazia utopica, vanificando così la possibilità di tradurre una protesta in proposta e la possibilità negata che una maggioranza protestataria possa diventare maggioranza propositiva, almeno nel breve termine.

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IL GRAN RIFIUTO

IL GRAN RIFIUTO

Cancellieri dice garbatamente “no” a Gian Piero D’Alia

di Rosanna Bocchieri

“Ma come faranno i ragazzi del Movimento Cinque Stelle a cambiare il mondo, se rifiutano di afferrare le leve che lo governano e lo disciplinano? La questione è nota. Gian Piero D’Alia .. offre a Giancarlo Cancelleri la poltrona della presidenza dell’Ars. Cancelleri lo manda – con garbo – a farsi friggere, denunciando, con impavido spirito giacobino, il tentativo di bloccare la presa della Bastiglia. Si tratterebbe di compravendita fraudolenta. Dunque, scorre il ragionamento sottinteso, è come se al popolo francese all’assalto del Palazzo avessero proposto la cittadinanza onoraria della prigione che i rivoltosi intendevano demolire. “”.
Così commenta Roberto Puglisi su Live sicilia, riferendosi al rifiuto di Cancellieri del M5S di fronte all’invito a presiedere l’Assemblea Regionale, non volendosi mescolare alla politica.
Puri,fino in fondo, i rappresentanti del M5S, ma chi viene eletto deve avere la forza di mettere in atto le proposte all’elettorato. Come si può essere propositivi se non ci si confronta:la democrazia vuole questo, e menomale che questa esiste. Cosa vuole fare il M5S, oltre a rappresentare la voce libera, fuori scena.
Quando ci si trova a dover governare, proporre, non ci si può rinchiudere nella torre delle idee, ma le parole devono tradursi in fatti operativi, nel confronto tra le parti, altrimenti non si è in grado di scalfire neanche minimamente il sistema tanto odiato e condannato alla ghigliottina simbolica, di memoria robespierana.
Ci si chiede che cosa avrebbe fatto Cancellieri se fosse stato nominato Presidente della Regione? La purezza si manifesta anche con le prese di responsabilità, di cui ha tanto bisogno la nostra isola.
Forse il M5S , di fronte al confronto tra le parti, volute dall’elettorato siciliano, si vuole sottrarre, sempre in nome della purezza, e di un auspicato buon governo, solo perchè, nonostante non abbiano avuto la maggioranza per poter governare, ora vogliono solo mantenere le distanze.
Guai alle distanze che si prendono dalla democrazia, tanto amata,tanto voluta, tanto difficile da mettere in atto: sono state necessarie guerre per ottenerla.

Rosanna Bocchieri

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Regalbuto: Il sindaco Bivona lancia l’allarme – Rischio dissesto economico

RISCHIO DISSESTO PER I COMUNI SICILIANI CON POPOLAZIONE SUPERIORE AI 5 MILA ABITANTI.

Lancia l’allarme il Sindaco Francesco Bivona alla luce delle ultime sfavorevoli notizie che si abbattono sul comune di Regalbuto e su gran parte dei comuni della Sicilia. L’assessorato regionale delle Autonomie locali, infatti, venerdì scorso ha reso nota la ripartizione degli stanziamenti delle spese correnti per l’anno 2012 con un drastico taglio pari al 48% rispetto alle somme erogate l’anno precedente.

“Dal D.D.G. n. 255 dell’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali abbiamo appreso di un brutale ed insostenibile taglio del 48% delle spese correnti da € 1.400.000,00 circa a € 765.286,47 per il comune di Regalbuto ed a cascata anche per tutti i Comuni della Regione Siciliana che provocherà gravi effetti di ordine pubblico e sociale ed una fase di predissesto per i Comuni – sottolinea il primo cittadino Francesco Bivona – non sono le solite frasi fatte, ma si parla di un vero e proprio attacco agli Enti Locali che subiscono questa mannaia sul bilancio 2012. È una vergogna.
Si prospetta il blocco totale dell’attività dell’ente che ha già lavorato con un bilancio 2012 approvato dal consiglio comunale dallo scorso mese di luglio.
Decisamente critico anche il capogruppo della maggioranza Salvo Cardaci “Il comune di Regalbuto subisce un taglio del 25% dai trasferimenti dello Stato ed un ulteriore taglio del 48% dalla Regione rispetto alle annualità 2011, costringendoci ad un eventuale indebitamento con le banche. Il nostro sindaco ha già inviato lunedì scorso una comunicazione a tutti i vertici della Stato e della Regione Siciliana – informando anche tutti i colleghi sindaci della Sicilia – dove, a chiare lettere, si rappresenta l’impossibilità a garantire per i prossimi mesi tutti i servizi delegati dallo Stato per Legge”.
“Spese correnti eccessive – riprende il Sindaco Bivona – consolidatesi in anni di gestione non orientata all’efficienza, non possono essere razionalizzate in un intervallo temporale così breve da impedire interventi strutturali di razionalizzazione dei processi di gestione, peraltro spesso contrastati da vincoli tecnici, normativi o giurisprudenziali. Il comune di Regalbuto ha avviato da diversi mesi un serio piano di riduzione dei costi, razionalizzazione delle risorse e lotta all’evasione per un aumento consistente delle entrate, ma i tempi di risposta ai tagli di budget delle organizzazioni pubbliche sono nettamente superiori rispetto a quelli delle aziende private. Serve un planning quinquennale di razionalizzazione della spesa e taglio del budget in funzione di parametri specifici del singolo ente. Regalbuto è un comune attento e che rispetta le regole nei tempi e nei modi previsti dalla normativa.
I Comuni non possono azzerare, come potrebbe accadere a Regalbuto se non cambia la situazione, servizi essenziali insieme ai servizi di assistenza, i servizi ai disabili ed alle fasce sociali in difficoltà.
Serve un ampia presa di coscienza da parte delle istituzioni regionali per rivedere il piano di riparto degli fondo autonomie locali, che non può trasformarsi in un “fondo di riserva” per la Regione dal quale attingere, costringendo i Comuni a recuperare le somme dalle tasche dei cittadini. Spero che il nuovo presidente della Regione, prima sindaco di un comune, si renda conto dell’accorato appello che Regalbuto ha fatto in questi giorni a cui certamente seguirà quello di altri Sindaci.”

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