Chi non conosce Ignazio Ladu a Regalbuto? Per quanto mi riguarda è un paesano d’adozione. Immancabile in tutte le sfilate di carnevale con la sua proverbiale solarità che lo contraddistingue, non è passato certo inosservato. Leggete cosa gli è accaduto. A lui va tutta la mia e spero la vostra solidarietà.
NUORO. Abito lungo, scarpe femminili, trucco. Nel cuore della notte tra sabato e domenica, Ignazio Ladu, 28 anni, primo nuorese a rivendicare pubblicamente il diritto a essere omosessuale, è pronto a passare un’altra serata nei panni del suo alter ego, la drag-queen Siluna. È sereno, balla con gli amici al Bowling di Pratosardo. Qualcuno gli si mette di traverso. Lo prende a calci. Lo sputa. Finisce con una notte di dolore e rabbia, e una denuncia. Ignazio Ladu la presenta ieri mattina in questura, dolorante e sfinito da una serata dove voleva solo divertirsi e invece ha preso soltanto botte. «Passino le risatine – dice – passino pure le occhiate strane della solita gente che non capisce, passi tutto, ma non i calci, la violenza e soprattutto quel gesto terribile e umiliante: lo sputo. Davvero non è possibile lasciar correre tutto e farmi trattare così solo perché vivo la mia omosessualità senza far male a nessuno». Eppure la serata era cominciata come tante altre: serena e tra gli amici. Il giovane Ignazio, vestito da Siluna – così come in uno degli scatti del suo ormai celebre calendario – si presenta al Bowling insieme ad alcuni conoscenti. C’è una festa in corso, l’ambiente è tranquillo, la musica è piuttosto invitante. “Siluna” scende in pista a fare quattro salti. «Stavo ballando come tutti gli altri – spiega – poi a un certo punto mi è venuta sete e allora mi sono avvicinato al bancone per prendere qualcosa da bere. E lì, ho visto un ragazzo che conoscevo. Mi stava fissando, probabilmente era anche ubriaco. Certo è che ha cominciato a prendermi a calci». “Siluna” è costretto ad andare via, ad avvisare i buttafuori che intervengono in forze, e a cambiare aria per evitare altri problemi. Ma anche più tardi, purtroppo, la musica per lui non cambia. «Chi mi ha picchiato mi ha seguito anche nell’altro locale – spiega – tanto che per evitare di prendere altre botte, ho chiesto che non venisse fatto entrare. Il problema è che mi ha aspettato fuori a lungo. Fin quando non si è stancato ed è andato via. Così io sono potuto tornare a casa». A poche ore dalla brutta serata, Ignazio Ladu, decide che questa volta, i pregiudizi della gente hanno passato il segno. Che meritano una denuncia, per evitare che certe cose possano riaccadere. «Queste persone lo devono capire – aggiunge in conclusione il giovane – che devono lasciare che ciascuno viva la propria vita sereno. Purtroppo ciò che è accaduto è la dimostrazione che i pregiudizi resistono ancora, anche a Nuoro, ed è un vero peccato perché io qui mi trovo bene e ci sono voluto tornare dopo una breve esperienza fuori. Ma quello che è successo sabato non è giusto: io stavo solo ballando e in vita mia non ho mai fatto male a nessuno». -
Valeria Gianoglio
la Nuova Sardegna — 22 marzo 2010

#1 di Irene il 24 marzo 2010 - 16:23
Caro Ignazio … questo non è pregiudizio … è solo gente malata e con tanti problemi.
Io ti conosco bene … sei un angelo!
IO SONO CON TE!
#2 di Francesco Bivona il 24 marzo 2010 - 20:37
Solidarietà massima ad un amico che ci ha arricchito con il suo sorriso e la sua volgia di partecipare, nello sport come nel carnevale.
Per noi è un pezzo di Regalbuto.
Saluti
Francesco Bivona.
#3 di Romeo ed Alfa il 25 marzo 2010 - 08:30
ITALIA 2010 SOLIDARIETA’ ZERO, RISPETTO PER LE PERSONE ZERO, DIRITTI ZERO, GIUSTIZIA ZERO,
NON PAGANO LA RETTA:PANE A ACQUA A SCUOLA
Pranzo a pane acqua alla mensa scolastica per nove bambini i cui genitori non hanno pagato la retta al Comune. Se i nove piccoli alunni, due italiani e sette stranieri, hanno mangiato qualcosa di più è grazie ai loro compagni che hanno diviso il pasto con loro: pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta. È successo ieri a Montecchio Maggiore (Vicenza), dove il Comune ha deciso di sospendere la refezione scolastica a chi è in arretrato con i pagamenti. Un’iniziativa – riportata dal Corriere della Sera – che ha lasciato interdette le maestre e la preside della scuola materna ed elementare. «Trovo dispregiativo dare un pezzo di pane – commenta la preside Anna Maria Lucantoni – Se lo avessimo immaginato avremmo fatto una raccolta di fondi». Ma l’assessore all’Istruzione e alle politiche sociali della giunta di centrodestra Barbara Venturi dice: «Non è giusto non pagare le rette per rispetto di chi ha problemi economici e le versa». E poi oggi precisa: «Non era un tozzo di pane, ma panini imbottiti al prosciutto e al formaggio per quelli che non mangiano carne di maiale». La controversia va avanti da mesi, da quando la nuova giunta Pdl-Lega scopre che ammontano a 150 mila euro le rette arretrate, in qualche caso fin dal 2002, di qualche decina di famiglie italiane e straniere per la mensa scolastica: «Non avevano mai neppure iscritto i loro figli al servizio di refezione», puntualizza l’assessore. Il Comune allora fa affiggere manifesti in varie lingue all’interno delle scuole con la scadenza per il versamento: entro il 15 marzo. L’ultimatum viene comunicato anche con una raccomandata a mano consegnata dai vigili urbani. Risultato: tutti gli insolventi pagano, tranne nove famiglie, i cui figli da ieri si trovano nel piatto un panino e una bottiglietta d’acqua.
SINDACO: «REGOLE VANNO RISPETTATE» Il Comune di Montecchio Maggiore non arretra di un passo e per i nove bambini non iscritti alla mensa scolastica anche il pranzo di oggi è solo ad acqua e panino. «Le regole sono regole per tutti e vanno rispettate – sottolinea il sindaco Milena Cecchetto – Il mondo non deve essere dei furbi. A queste famiglie non abbiamo chiesto di pagare il debito, ma semplicemente di riconsegnare compilato il modulo di iscrizione alla mensa, soprattutto per un problema organizzativo – spiega – All’inizio erano 261 le famiglie che non l’avevano fatto, alcune addirittura da anni: come si fa a sapere quanti pasti preparare?». Il sindaco precisa che le famiglie erano state avvisate in anticipo della «riduzione del pasto» in caso di mancata consegna del modulo e che ne erano al corrente anche la preside e le maestre della scuola. «Bastava che ci rispondessero sì o no, il recupero del saldo è un passo successivo. Se i genitori di questi nove bambini non fanno i ‘furbì ma sono davvero indigenti il Comune se ne farà carico – assicura Milena Cecchetto – A Montecchio aiutiamo già 80 famiglie in difficoltà pagando per loro la retta, per un totale di 32 mila euro all’anno».
#4 di ratio il 25 marzo 2010 - 12:13
Massima solidarietà per un regalbutese acquisito, l’intolleranza è figlia dell’ignoranza, speriamo che la giustizia faccia il suo corso!
#5 di yagoroun il 10 novembre 2011 - 19:18
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